Insufficienza renale cronica
Un milione di individui in tutto il mondo, circa 225.000 in Europa e 45.000 in Italia soffrono di insufficienza renale cronica (IRC) che, una volta instauratasi, tende inesorabilmente a peggiorare nel tempo e può condurre all'uremia terminale cioè ad una situazione in cui il rene è completamente insufficiente e quindi alla necessità di iniziare la dialisi. L’IRC si manifesta quando viene a mancare una significativa parte della funzionalità renale. I reni sani concentrano i materiali di scarto nell'urina, mantengono l'equilibrio dei liquidi (acqua), producono la vitamina D, stimolano la produzione degli eritrociti e mantengono la salute cardiaca e ossea controllando il livello di fosforo sierico.
I medici usano la dialisi per eliminare i materiali di scarto e l'acqua in eccesso dal circolo ematico dei pazienti affetti da IRC. Quando necessario, possono essere somministrati analoghi della vitamina D ed eritropoietina (un farmaco che stimola la proliferazione e lo sviluppo degli eritrociti). Tuttavia il fosforo sierico non è facilmente controllabile e viene, in gran parte, assorbito dalla dieta; per questo sono necessari diversi approcci terapeutici (dialisi, dieta corretta e uso di chelanti) per controllare adeguatamente i livelli di fosforo sierico. La dialisi e una corretta dieta non sono in grado di controllare efficacemente il fosforo totale dell'organismo e, talvolta, si può correre il rischio di andare incontro a malnutrizione. Gli agenti chelanti il fosforo possono essere efficaci per la riduzione dell'assorbimento del fosforo intestinale, ma a lungo termine alcuni di essi provocano complicazioni, quali la tossicità da accumulo di metalli (alluminio, magnesio), ipercalcemia, calcificazioni extrascheletrica con un maggior rischio di coronaropatia e cardiopatia. La patologia cardiovascolare rappresenta, in questi pazienti, la principale causa di morte ed è responsabile del 50% circa dei decessi.
Ricerca
Genzyme è una società di biotecnologie internazionale che lavora per offrire nuove prospettive di vita agli individui affetti da gravi patologie. Questo impegno consente lo sviluppo di terapie e dispositivi diagnostici, che mirano all'eccellenza e alla migliore Qualità di Vita per i pazienti.
In particolare, l'impegno di Genzyme nell’area renale consente di supportare diversi studi clinici per meglio comprendere lo sviluppo di numerose patologie e i possibili trattamenti. Una di queste aree di ricerca riguarda proprio lo sviluppo e la progressione delle complicanze cardiovascolari nell’IRC.
Le calcificazioni vascolari (il "rivestimento" delle arterie con depositi di calcio) è un noto fattore di rischio di cardiopatia ed è particolarmente comune tra gli individui affetti da IRC. È associata all'irrigidimento arterioso e a un più elevato rischio di morte prematura. Le cause della calcificazione arteriosa non sono note, ma questo processo è stato correlato alla vecchiaia, alla durata del trattamento di dialisi, alla presenza di diabete, alle anomalie nel metabolismo del calcio e del fosforo, all'aumento dei livelli di lipidi e all’introito eccessivo di Ca.
In riconoscimento dell'importanza di quest'area di ricerca, Genzyme attualmente sta supportando il National Kidney Research Fund (NKRF). L’NKRF ha assegnato un fondo per la ricerca di 3 anni a un progetto indipendente il cui obiettivo è la valutazione della prevalenza della calcificazione arteriosa nei pazienti affetti da insufficienza renale cronica (ma non ancora in dialisi), la causa della manifestazione di tale processo e la modalità di progressione fino al deperimento della funzionalità renale.