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Malattia di Anderson-Fabry

La Malattia di Anderson-Fabry fu descritta per la prima volta nel 1898 indipendentemente da due medici, Anderson in Inghilterra e Fabry in Germania. Ad oggi si ritiene che questa malattia da accumulo lisosomiale, presente in tutte le etnie, abbia un'incidenza pari a 1 su 40.000 maschi.[1]

La Malattia di Anderson-Fabry è legata al cromosoma X. Le madri, ad ogni concepimento, hanno una probabilità del 50% di trasmettere il gene difettoso ai propri figli, siano essi di sesso maschile o femminile. I padri con la Malattia di Anderson-Fabry non trasmettono il gene difettoso ai propri figli maschi, ma solamente alle figlie femmine. In funzione di un complesso meccanismo genetico noto come inattivazione del cromosoma X, i soggetti eterozigoti sviluppano la malattia in forma lieve, moderata oppure classica. Gli esperti non concordano sulla casualità dell'inattivazione del cromosoma X nei soggetti eterozigoti con forma grave della malattia.[1]

La Malattia di Anderson-Fabry è un raro disordine genetico provocato dalla carenza dell’enzima lisosomiale α-galattosidasi A. La carenza di questo enzima porta all’accumulo progressivo di glicosfingolipidi, in particolare globotriaosilceramide (GL-3), nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo.

La carenza enzimatica ed il conseguente accumulo progressivo di GL-3 (la causa fondamentale della Malattia) porta al coinvolgimento vascolare essenzialmente a livello renale, cardiaco e del sistema nervoso centrale. I pazienti affetti da questa patologia possono andare incontro ad un peggioramento della qualità di vita a causa di complicanze di natura renale, cardiaca, cerebrovascolare o ad una combinazione di esse; tali complicanze possono portare, intorno alla quarta o quinta decade di vita, ad una morte prematura.[1]

L’età di insorgenza dei segni e sintomi della Malattia di Anderson-Fabry può variare, come pure i sintomi ed il decorso clinico. Generalmente la malattia si manifesta nel periodo infantile con dolore alle estremità, stato febbrile, ipoidrosi, astenia ed intolleranza all’esercizio fisico. La non specificità di questi segni e sintomi fa si che spesso la diagnosi corretta sia misconosciuta fino all’età adulta, quando ormai gli organi possono aver subito danni spesso irreversibili.[2] Una diagnosi precoce ed un appropriato trattamento possono al contrario contribuire al miglioramento dei sintomi e ad una migliore qualità di vita.

Manifestazioni Neurologiche

  • Acroparestesie, caratterizzate da fastidio e dolore cronico, urente, ad accessi più o meno lunghi, ai palmi delle mani e alle piante dei piedi[1,3]
  • “Crisi di Fabry”, caratterizzate da episodi di dolore agonico, invalidante; di frequente hanno origine alle estremità da dove poi si irradiano alle strutture più profonde; possono durare minuti o settimane e sono spesso indotte da stress emotivo, variazioni di temperatura, esercizio fisico.
  • Astenia (colpisce circa il 10% delle femmine e dei maschi)[1]
  • Intolleranza al caldo, al freddo e all’esercizio fisico
  • Perdita di udito e tinnito auricolare

Manifestazioni Dermatologiche

  • Angiocheratomi: cicatrici cutanee rosso-violacee che non tendono a schiarire con la pressione, distribuite principalmente nella zona tra ombelico e ginocchia
  • Ridotta sudorazione: ipoidrosi o addirittura anidrosi

Manifestazioni Gastrointestinali

  • Dolore post-prandiale, crampi addominali, nausea e diarrea[4]
  • Altri segni di sofferenza gastrointestinale

Manifestazioni Oculari

  • Cornea verticillata: opacità corneali “a elica”, che non compromettono la corretta visione[1,4] (presenti circa nel 70% delle femmine)
  • Lesioni dei vasi congiuntivali e retinici ed opacità lenticolari

Manifestazioni Cerebrovascolari

  • Ictus precoce[1,5,6]
  • Trombosi[1,5]
  • Attacchi ischemici transitori[1,5]
  • Emiparesi[1,4,5]
  • Vertigini/senso di instabilità[1,5]

Manifestazioni Cardiache

  • Ipertrofia ventricolare sinistra[1,7,8,9]
  • Difetti della conduzione[1,7]
  • Aritmie[1,7]
  • Ipertensione atriale[9]
  • Coronaropatie[1,7]
  • Angina Pectoris[9]
  • Valvulopatie (soprattutto insufficienza mitralica)[1,7,8]
  • Dispnea[9]
  • Infarto miocardico[1,7]

Manifestazioni Renali

  • Insufficienza renale[1]
  • Proteinuria e isostenuria
  • Alterazioni del riassorbimento, della secrezione e dell’escrezione tubulare[1]
  • Iperazotemia

Per informazioni contattare l’Associazione Italiana Pazienti Anderson Fabry.

Bibliografia:

  1. Desnick RJ, Ioannou YA, Eng CM. a-Galactosidase A deficiency: Fabry disease. In: The Metabolic and Molecular Bases of Inherited Disease. New York: McGraw Hill, 2001; 3733-74.
  2. Shelley ED, Shelley WB, Kurczynski TW. Painful fingers, heat intolerance, and telangiectases of the ear: easily ignored childhood signs of Fabry disease. Pediatr Dermatol 1995; 12(3):215-9.
  3. Lockman LA, Hunninghake DB, Krivit W, Desnick RJ. Relief of pain of Fabry’s disease by diphenylhydantoin. Neurology 1973, 23:871-5.
  4. Kolodny EH. Fabry disease. In: Bogousslavsky J, Caplan L, eds. Stroke Syndromes. New York: Cambridge University Press 1995; 453-9.
  5. Mendez MF, Stanley TM, Mendel NM, Li Z, Tedesco DT. The vascular dementia of Fabry’s disease. Dement Geriatr Cogn Disord 1997; 8(4):252-7.
  6. Grewal RP. Stroke in Fabry’s disease. J Neurol 1994; 241:153-6.
  7. Meroni M, Sessa A, Battini G, Tazzari S, Tarelli LT. Kidney involvement in Anderson-Fabry disease. Contrib Nephrol 1997; 122:178-84.
  8. Linhart A, Palecek T, Bultas J, Ferguson JJ, Hrudová J, Karetová D, Zeman J, Ledvinová J, Poupetová H, Elleder M, Aschermann M. New insights in cardiac structural changes in patients with Fabry’s disease.Am Heart J 2000; 39(6):1101-8.
  9. W. J. McKenna et al. “Prevalence of Anderson - Fabry in male patients with late onset hypetrophic cardiomyopathy” Circulation 2002; 105: 1407-1411
  10. B. Thurberg, et al “Globotriaosylceramide accumulation in the Fabry kidney is cleared from multiple cell types after enzyme replacement therapy”. Kidney International, Vol. 62 (2002), pp. 1933 1946

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